Velocità e prontezza mentale: Francesco Fossi

Francesco Fossi
Francesco Fossi

Una chiacchierata per sconfiggere l’incombente noia autunnale. Ne faremo molte nei prossimi mesi . Questa volta scomodiamo il prodiere del nostro bronzeo doppio, uno dei Top Players della Nazionale. Francesco Fossi. Nel mondo del “cosa mi dai se io ti do”, il finanziere fiorentino si accontenta di “aver imparato a remare” dopo la sua prima medaglia in barca olimpica. Non è da tutti. Riconosce l’importanza dei successi giovanili ma, allo stesso tempo, ne misura la differenza.Critico, prima con se stesso e poi, solo se necessario, con gli altri. Un atteggiamento che lo porta a migliorarsi elevando pian piano l’asticella. Si parla anche di prontezza mentale e sicuramente Aristotele, un ragionevole pessimista, gliela avrebbe riconosciuta.  Lui e Romano? Cieca fiducia reciproca, impegno e volontà nel sostenersi a vicenda nei momenti più delicati per diventare altamente performanti. Obiettivo raggiunto ovunque: dal Memorial d’Aloja al Mondiale (bronzo) passando per gli Europei (oro), i Giochi del Mediterraneo (oro) e Coppa del Mondo (argento). Gli Holly e Benji del canottaggio italiano? No, meglio pensare che in futuro possano trasformarsi nei Bud Spencer e Terence Hill. Cari avversari, state alla larga, altrimenti ci arrabbiamo! 

Francesco, cosa significa salire sul podio di un Mondiale Assoluto per la prima volta nella propria vita?
“Vuol dire aver imparato a remare, prima di tutto. Una soddisfazione personale, per aver centrato un obiettivo prefissato a inizio anno con, adesso, la consapevolezza che io e Romano possiamo fare anche meglio”.

I top players Fossi e Battisti
I top players Fossi e Battisti

Tu e Romano: cosa ci ha messo l’uno e cosa l’altro per raggiungere questo risultato?
“Romano è stato un grande per tutta la stagione. Se per me era facile trovare motivazioni dopo le gare di Londra, lui ha confermato che con la grinta e la mentalità si può andare molto lontano. In allenamento sfruttavamo le sue sensazioni del doppio vicecampione olimpico per avere sempre un buon termine di paragone. La nostra migliore qualità? Entrambi abbiamo messo a disposizione solo il meglio di noi. Ci siamo compensati. Lui ottimista, io critico. Lui voleva andare veloce vogando bene, io non disprezzavo qualche watt in più…”. 

Quale è stata, a tuo avviso, la vostra gara più bella in questa stagione?
“La finale dei Mondiali, lo dico senza aver alcun dubbio. Conoscevamo le difficoltà della strada verso il podio. Abbiamo deciso di impostare una gara per cercare di arrivare ai mille i più freschi possibile senza guardare gli avversari i primi mille metri. Siamo stati freddi, un atteggiamento che ci ha premiati”. 

Nel giro di un anno, da dodicesimo nel quattro di coppia a terzo nel doppio: dalla delusione di Londra, quali positività hai tratto per poter ripartire con questo doppio?
“Un risultato del genere brucia, soprattutto quando sai che avresti potuto fare bene. Agassi ha detto che una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. Io direi che una vittoria non è altrettanto utile rispetto a quanto ti fa crescere una sconfitta.  Con l’obiettivo, poi, di vincere magari…”.

canottaggio_Fossi_MondialiUnder23Le emozioni provate quest’anno hanno superato quelle provate a Brest in finale, nel 2010 quando stendemmo la GBR in quattro senza, oppure a Bled 2011 quando staccasti il pass-barca per le Olimpiadi dopo una faticaccia tremenda?
“I Mondiali under 23 sono stati una una bellissima tappa per fare esperienza e credo siano stati fondamentali. Queste gare, però, sono molto diverse. L’emozione della qualificazione olimpica non la dimenticherò facilmente ma a Bled ho comunque gareggiato in finale B”.

A Lucerna ed al Mondiale, ho avuto la sensazione che questa barca sia cresciuta anche sotto il profilo della mentalità. Mi è sembrato che, come due vecchie volpi, vi siate nascosti in batteria ed in semifinale per poi azzannare le prede in finale. E’ così?
“Quest’inverno Claudio Romagnoli  mi disse che per vincere occorre essere pronto mentalmente. Abbiamo lavorato molto su quest’aspetto. Sapevamo che potevamo essere veloci e che le medaglie le consegnano solo dopo la linea del traguardo. No, non ci siamo nascosti perché a nessuno piace perdere. Batteria e semifinale, se sei una barca in corsa per giocarsi le medaglie,  devono servire per arrivare pronto alla finale”.

La Nuova Zelanda, sempre prima in Coppa del Mondo, ha sbagliato la gara cruciale e la Norvegia, una delle grandi deluse dell’ultima Olimpiade, si è ritrovata proprio al Mondiale. Che lezione ne dobbiamo trarre?
“Sono situazioni molto diverse, non conosco bene i particolari. La Norvegia ha cambiato allenatrice e per la Nuova Zelanda non so. La finale del Mondiale, a mio avviso, è comunque una gara strana dove, se i valori tra le barche sono simili, il fattore psicologico fa la differenza”

 A proposito di cambiamenti, ti senti di sfatare il luogo comune che sia più facile il passaggio punta-coppia che coppia-punta?
“Sono due remate un po’ diverse ma se sai come andare veloce da una parte è molto facile che sarai veloce anche cambiando settore. Il difficile è proprio andare veloce”. 

Con Cadel Evans a Londra 2012
Con Cadel Evans a Londra 2012

Usciamo dal canottaggio: in sella alla tua bici, quali posti vorresti raggiungere e dimmi anche quale è il record di chilometri fatti in una uscita.
“Quando riuscirò a convincere il neopresidente della FISA a mettere i Mondiali non oltre il 15 agosto, magari riuscirò a fare una settimana di bici sulle alpi. Andare in bici è un ottimo modo per allenarsi e conoscere come funziona il proprio fisico perchè è fondamentale sapersi gestire. Il ciclismo è anche una passione e ritengo che le zone attorno a Firenze siano perfette. Quattro giorni fa, ho fatto 120 chilometri con Carboncini e altri ex professionisti. Potrebbe esser quello il mio record”. 

La tua ragazza Claudia, vogatrice olandese di successo, cosa pensa dell’Italia?
“Pensa che siamo un paese di poeti, santi e navigatori. Ma all’italiana”.

La tua Fiorentina dove arriverà?
“Spero vada bene per buona pace di tutti i miei concittadini che non fanno altro che parlare di Fiorentina da quando hanno comprato Mario Gomez. Mi piace Montella e l’immagine che la mia squadra vuole dare di se”.

Torno a parlare di canottaggio, ma solo per raccontarti un sogno. Rio de Janeiro. Nel doppio, in finale, c’era sempre la Nuova Zelanda. Cohen aveva, di nuovo, il cuore sano. Ricordo il taglio del traguardo e dalla mia posizione la vista della sua schiena. Che ne pensi?
“Si Marco! Hai fatto un brutto sogno. Ricordati sempre che sei un giornalista, non più un canottiere. Ma non temere, vendicheremo la vittoria mutilata….”. 

Foto Mimmo Perna e Detlev Seyb

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