Strada giusta ma appena imboccata

Franco Cattaneo e Andrea Coppola
Franco Cattaneo e Andrea Coppola: buona musica a Chungju per la nostra Nazionale (foto Artegiani)

Termina con le Pagelle l’analisi, a caldo, del Mondiale di Chungju ma naturalmente continueremo a occuparci della nostra Nazionale ed a riflettere ad alta voce. L’Italia esce indubitabilmente rafforzata dalla Corea del Sud. La coperta non sarà lunghissima, ma certamente è meno corta di quanto si potesse pensare a dicembre. Nel primo anno della gestione La Mura-Cattaneo, si sposta subito l’ago della bilancia: dai campioni affermati verso le giovani promesse, ora non c’è più il gap degli anni precedenti tra veterani e virgulti,  con la consapevolezza di poter puntare, nei prossimi tre anni, ad amalgamare gli uni e gli altri senza compiere alcun tipo di azzardo.

La piena competitività acquisita dai ventenni, frenato solo dall’inesperienza nei momenti-chiave, fa ben sperare per la futura costruzione di equipaggi d’alto valore internazionale. Certamente chi quest’anno ha guardato il Mondiale in TV, magari per la prima volta dopo molto tempo, non rimarrà con le mani in mano e ripartirà con la massima convinzione nei propri mezzi, ben consapevole che dal 2014 la lotta sarà prima interna (con i pari età o con i più giovani azzurri) e poi esterna.

Oggi, l’Italia è una forza di medio livello. La corale buona espressione (gli otto equipaggi nei primi sette posti), però, sfama ma non sazia. Se è vero che sabato 31 agosto ci siamo mangiati le mani per le medaglie di cartone del doppio leggero e del quattro senza maschile, è altrettanto corretto dire che domenica 1 settembre ci siamo ritrovati a benedire quei 44 centesimi di margine tra Fossi-Battisti ed i tedeschi Knittel-Krueger. Senza quel bronzo, avremmo chiuso il Mondiale, dopo moltissimi anni, senza salire sul podio in una specialità olimpica maschile. Grazie al doppio, abbiamo così evitato il contraltare dell’exploit Milani-Sancassani. Prima storica vittoria femminile e, allo stesso tempo, rottura del tabù (titoli mondiali in barche olimpiche) che durava da Milano 2003.

Siamo una forza di medio livello che può guardare verso l’alto, non verso il basso, perché il settore femminile, con un oro e due finali, inizia a esser considerato e temuto dai nostri competitors. Perché in campo maschile il più anziano dei finalisti ha 28 anni (Matteo Castaldo) ed il più giovane non ancora 19 (Matteo Lodo). Perché, da parte di tutti, c’è la predisposizione ad applicarsi continuamente senza risparmiarsi mai.  “Il meglio deve ancora venire” direbbe Ligabue, ma anche il difficile, perché nel 2013, anno post olimpico, anche le principali potenze del canottaggio mondiale hanno assunto i connotati di un cantiere da “lavori in corso”.

Il sentiero è giusto, certamente, ma è stato appena imboccato. Occorre, in questo momento, diffidare dai falsi complimenti e dagli elogi di convenienza. L’adulazione è una moneta falsa che ha corso solo grazie alla nostra vanità. Parole di Oscar Wilde. Sempre attuali.

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