Dopo Chungju

canottaggiomania_medaglia_chungjuIl medagliere olimpico parla abbastanza chiaro dopo di Chungju. La geografia del potere, sostanzialmente, non cambia ma la differenza tra le forze di grande e medio livello si riduce in maniera consistente. Nell’anno post-olimpico, c’è chi pensa a rifondare e chi a tirare un attimo il fiato. In quest’ultimo caso, con l’attenzione, naturalmente, già alle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro e con la volontà tesa a integrare i campioni con le nuove generazioni. 

Quest’anno le nazioni campioni del mondo sono dodici e, dopo 10 anni (Milano 2003: Luini e Pettinari), c’è anche l’Italia grazie al doppio leggero femminile. Quattro nazioni in più rispetto all’ultima Olimpiade. Solo in due, Gran Bretagna e la sorprendente Norvegia, hanno fatto il bis. La forbice si chiude. Un anno fa, inglesi (nove medaglie), neozelandesi (cinque) e australiani (cinque) si spartirono oltre un terzo del bottino. Quest’anno, tutte e tre insieme, hanno vinto la metà. Dieci podi. Ed il numero delle nazioni presenti nel medagliere è, in pratica, lo stesso di Eton: diciannove oggi (come a Poznan 2009), diciotto un anno fa.

In testa, con due ori e tre bronzi, troviamo la Gran Bretagna, presentatasi in Corea del Sud con tanti volti nuovi. Il signor Grobler si è voluto togliere la soddisfazione di sfilare lo scettro dell’Ammiraglia alla Germania, imbattuta nel precedente quadriennio. Ha rinunciato a schierare formazioni ultracompetitive nel due senza (bronzo olimpico) e nel quattro senza (oro olimpico), pescando proprio in questa specialità gli uomini per l’otto, ma ha vinto la madre di tutte le sfide.  I tedeschi? Non hanno avuto la fretta di ripartire avuta nel 2009 dopo la deludente (un argento e un bronzo) Pechino: allora, in Polonia, raggiunsero subito la vetta del medagliere (tre ori e due bronzi). Qui, pur mantenendo le cinque medaglie di quattro anni fa, si sono “accontentati” del successo nel quadruplo rosa. Hanno vinto un oro in meno rispetto a Eton, ma due medaglie in più. Anche la Nuova Zelanda  si gioca la cinquina, replicando in quantità Londra ma peggiorando in qualità in quanto sono stati soltanto i marziani Bond e Murray, nel due senza, a cantare l’inno nazionale. Uno scalino sotto, troviamo gli Stati Uniti. Un’eccezione, in quanto nell’ultima stagione gli americani crescono in quantità (quattro contro tre medaglie) ed in qualità (un argento in più).

Dopo queste quattro potenze, presenti anche nei primi cinque posti del medagliere, abbiamo la classe media con, immaginiamo ospiti di breve durata, gli australiani che, pur non avendo vinto alcun titolo, avevano centrato in cinque occasioni il podio olimpico. Ma loro, come sempre, non hanno la smania di ingrassare nell’anno post olimpico (due argenti a Poznan). Norvegia, Lituania, Australia, Italia, Olanda, Repubblica Ceca e Romania. Dal picco dei norvegesi, due ori nei doppi maschili, ai due bronzi della punta femminile rumena. Dopo Lucerna e dopo le ottime semifinali di Chungju, probabilmente ci immaginavamo di essere già un gradino sopra la borghesia del remo mondiale. Invece, occorre aver la giusta pazienza che, come diceva Rousseau, spesso è amara ma i suoi frutti sanno esser dolci. Da qui, nell’arco dei prossimi tre anni, la nostra Federazione conta di staccarsi attraverso la maturazione di questo gruppo di giovani (otto alla loro prima finale iridata) che, insieme al rientro di qualche veterano, può costituire, in futuro, una forza di primaria grandezza. Ora la squadra azzurra è ampia, motivata e competitiva. Per trasformarsi in potenza remiera, occorre aumentare l’impegno senza però dover adottare correzioni di rotta.

E’ vero quanto scrive Edoardo Verzotti, bravo commentatore in questo Mondiale per Eurosport. Per i grandi Paesi, il medagliere si guarda solo alle Olimpiadi. Prima è tempo di esperimenti e di ricerca delle migliori soluzioni per gli anni successivi.

1 commento su “Dopo Chungju”

  1. Ottimo commento di EDoardo Verzotti, di fatti i soldi del coni vengono distribuiti in base ai risultati olimpici. Quelle sono le sole medaglie che contano il resto rimane piccola moneta.

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