Amar-Italia: doppio PL e quattro senza ai piedi del podio

canottaggiomania_chungju_finale_4senzaKiss and cry, Italia. Non solo gioia per lo storico successo del doppio leggero femminile, ma purtroppo anche tanta amarezza per le medaglie sfumate. Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio. I quarti posti, nel doppio PL di Andrea Micheletti e Pietro Ruta e nel quattro senza maschile (Matteo Lodo, Paolo Perino, Mario Paonessa, Giuseppe Vicino), sono buoni risultati. Due equipaggi di prospettiva, con a bordo sei atleti molto giovani. Ruta, il più anziano, ha 26 anni. Tutti, a parte Perino (sesto nel 4 di coppia a Bled 2011) e Paonessa (sesto nel 4 senza a Lake Karapiro 2010), alla prima finale in una specialità olimpica. Nel momento cruciale di ogni sfida, il discorso vale in parte anche per il quattro di coppia femminile, è mancato l’acuto e quell’azione propositiva che ha permesso, invece, ai nostri avversari di fare la differenza. 

Questione d’esperienza e, conseguentemente, di assenza di forze. Non c’era sufficiente benzina negli ultimi 500 metri per una chiusura a razzo, quella per esempio mostrata dall’Olanda nel quattro senza. A Vicino e compagni, probabilmente, è stato fatale aver strenuamente rincorso l’Australia, anch’essa a corto di energie nello sprint ma comunque ancora abbastanza pronta nel respingere l’attacco USA, nella prima metà del percorso quando gli Orange, invece, navigavano tranquillamente in quarta posizione in attesa di piazzare l’attacco-fuga. Nei secondi 1000 metri, infatti, i neoiridati, già campioni d’Europa, ci hanno rifilato quasi quattro secondi e mezzo. In sintesi, nel quattro senza l’Italia ha lottato per vincere il Mondiale, non per accontentarsi della medaglia. Giovani passionali, non freddi calcolatori. Questo è un merito, non una colpa, ma forse una più equilibrata distribuzione delle energie lungo il percorso avrebbe garantito un esito diverso.

canottaggiomania_chungju_finale_2xPLAncor più sovrumano lo sforzo di Ruta e Micheletti nel doppio Pesi Leggeri. L’Italia si è staccata a palla di cannone dal pontile di partenza, leadership anche a metà gara un secondo e mezzo di vantaggio sulla Norvegia con i fratelli Chambers, diretti avversari per l’argento a Lucerna, distanti tre secondi e mezzo. Poi l’inizio dell’incubo, con i futuri campioni mondiali Brun e Strandli appaiati ai 1500 e l’incapacità di reagire nell’ultimo parziale al sorpasso degli svizzeri Schuerch e Gyr (complimenti, Mario, ora non più solo per il tuo ottimo italiano) e degli inglesi. Anche qui, rispetto ai nostri avversari, i nostri 500 metri finali sono stati circa quattro secondi più lenti. Anche qui, la fortissima voglia (e forse fretta?) di vincere è stata pagata a caro prezzo.

canottaggiomania_chungju_finale_2senzaDa cinque secondi e mezzo a quasi diciotto. Così la differenza tra Nuova Zelanda ed Italia nel due senza maschile tra Lucerna e Chungju. In mezzo, purtroppo, anche Francia, Olanda, Spagna e Polonia. Marco Di Costanzo e Matteo Castaldo vanno incontro a un destino fin troppo ingeneroso. Il livello di questa specialità si è alzato a dismisura se pensiamo che la Serbia, campione d’Europa, nemmeno è entrata in finale. In semifinale, l’Italia aveva scoperto la Polonia ma ancora non si riusciva a misurare, a pieno, la forza dei vicecampioni olimpici Chardin e Mortelette e, soprattutto, degli olandesi Blink e Steenman. Dopo metà gara, il sogno-medaglia si è spento. Mostruosi, sempre loro, Bond e Murray. Vittoria iridata per la quarta volta di fila e nuovo record mondiale.

Nella gara che ha consacrato la Germania campione del mondo davanti a Canada e Polonia, il nostro quattro di coppia femminile (Sara Magnaghi, Giada Colombo, Laura Schiavone, Gaia Palma) si è comportato come se fosse su un’altalena, purtroppo sbalzandone fuori nel momento clou. Quarto ai 500, terzo ai 1000 grazie a un coraggioso avvio ed una condotta di gara intelligente: l’armo azzurro ha però incassato quasi sei secondi dalle polacche nel terzo parziale uscendo, di fatto, dalla zona medaglie senza più farvi ritorno. Dopo il quarto posto di Lucerna, considerato l’ampio gap cronometrico da colmare, non si pensava nella possibilità di salire sul podio.

In questa giornata, va registrata anche la vittoria in finale B del quattro di coppia (Gabriele Cagna, Simone Venier, Luca Rambaldi, Domenico Montrone) ed il quarto posto, sempre nella finale di consolazione, per il due senza di Beatrice Arcangiolini e Gaia Marzari.

“Se dirò all’attimo: sei così bello! Fermati! Allora tu potrai mettermi in ceppi”. Così il Faust di Wolfgang Goethe si rivolgeva al diavolo Mefistofele nel mentre stringeva il patto di eterno piacere e promettendogli così la sua anima. Ovviamente qui nessuno ha fatto un patto con il Diavolo per assicurarsi gloria immortale sino a Rio ma Chungju, a poche ora dal via dell’ultima gara azzurra (la finale del doppio di Francesco Fossi e Romano Battisti), ci ha detto che evidentemente il canottaggio azzurro non è ancora “bello” come i suoi tifosi sognano. Non possiamo specchiarci o fermarci a immaginare un futuro roseo, nemmeno dopo grandi prestazioni (Coppa del Mondo o semifinali al Mondiale) poiché le difficoltà sono sempre dietro l’angolo, ma occorre continuare a lavorare duramente per meritarcelo. Aspirando sempre all’infinito (Olimpiade?), cosa che, tanto per chiudere con il dramma goethiano, salvò l’anima del Faust. 

Foto Mimmo Perna

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