Ogni anno una tacca in più: Pietro Ruta

 Anno dopo anno, zitto zitto, lui cresce.  Dalla Canottieri Menaggio alla Marina Militare, dal suo amato Lago di Como a Sabaudia. Quarto ai Mondiali Assoluti 2010 nel quattro di coppia a Lake Karapiro, argento a Bled 2011 in singolo e poi un 2012 dolce-amaro tra Olimpiadi e Mondiale in Bulgaria. Saltato a bordo del doppio per Londra 2012, a causa dell’infortunio di Lorenzo Bertini, Pietro Ruta ha dimostrato di non conoscere l’emozione o la paura ma di possedere, invece, quei nervi d’acciaio già evidenziati nella passata stagione.   
Un lavoratore, uno che pare affronta la dura fatica con raziocinio e grande forza di volontà. Lavoratore, già, perché in un certo periodo della sua vita ha pure fatto il falegname senza mai perdere la speranza di diventare un forte vogatore.

 Il prossimo 6 agosto, Peppo 26 candeline sulla sua torta. Mancheranno meno di 20 giorni al Mondiale di Chung-Ju, per cui si sta preparando a Piediluco dopo aver vinto, in singolo, i Giochi del Mediterraneo ed aver strappato, in doppio con il nuovo partner Andrea Micheletti, un pesantissimo argento in Coppa del Mondo a Lucerna. Tra loro due, potrebbe inserirsi Elia Luini, compagno di sfida per la costruzione del più forte doppio leggero per la Corea del Sud. Con Peppo, abbiamo dialogato un po’, tornando anche un po’ indietro nel tempo…

Peppo, ho la sensazione che in ogni gara tu senta vicino il supporto non solo del tuo fan club ma di tutto il tuo Lago. E’ così?
“Si li sento molto vicino, anche se in questo periodo non sono molto stato sul lago e comunque adesso c’è anche la mia ragazza che è appassionata di canottaggio ed anche lei lo pratica a livello amatoriale”. 

Torniamo al tuo primo successo: il Mondiale Under 23 nel 2009. Cosa ricordi di allora dopo 4 anni?
“Mah, ricordo che eravamo novellini in un mondo di leoni. Avevamo allora ed abbiamo ancora oggi voglia di spaccare i culi e di migliorare sempre”

Poi, per un certo periodo, hai alternato gli allenamenti al lavoro in falegnameria. In che misura quest’esperienza ti ha aiutato a crescere come atleta e come uomo?
“Mi ha fatto migliorare a livello di organizzazione di tempi perché dovevo calcolare ogni tempo di spostamento. Poi, lasciami dire che come atleta si migliora allenandosi e come uomo si migliora vivendo”. 

canottaggiomania_Gdm_pepporutaRemare in singolo: si dice che spesso, più che contro gli altri, in quel caso sei in gara contro te stesso allo scopo di migliorarti continuamente. E’ stato così anche per te o comunque cosa è stato per te? 
“E’ allenante ma bisogna saperlo prendere. Quando sono fuori, cerco sempre di migliorare ma in questo sport occorre fare un passo alla volta. Il singolo mi ha consentito di fare la differenza e dimostrare il mio vero valore”. 

Scoprire di esser titolare 20 giorni prima delle Olimpiadi: come si sopravvive a tale emozione e come la si affronta?
“Con freddezza, concentrazione e tanta professionalita”

Personalmente, che voto hai dato alla tua Londra e come è stato l’approccio al canottaggio dei grandissimi?
“Io mi darei un sette: un esordio non tanto felice ma comunque la piccola finale l’abbiamo conquistata calcolando che era la terza gara in barca olimpica che facevo e comunque Elia mi ha aiutato molto ad affrontare la situazione dandomi consigli utili”. 

Elia, Andrea: oggi ti fanno tutti e due la corte?
“Io non direi che mi fanno la corte, semplicemente siamo in un periodo di selezione tra di noi per trovare la barca più veloce”.

Lucerna: in cosa è stata migliore, x te ed Andrea, rispetto a Siviglia? 
“In Coppa del Mondo stavamo meglio e poi, sulle onde, con Andrea non eravamo molto allenati e quindi abbiamo peccato di inesperienza”.

Oggi, rispetto allo scorso quadriennio, cosa caratterizza il gruppo Pesi Leggeri della Nazionale? 
“Secondo me, le nuove leve”

Hai già partecipato a un’Olimpiade ma Chung-Ju sarà il tuo primo Mondiale assoluto: in prospettiva, vanno tenuti d’occhio solo i francesi e gli inglesi oppure…
“Ogni anno è diverso. Si, i francesi sono forti adesso ma poi potrebbero migliorare gli inglesi oppure bisogna aspettarsi un outsider. Ogni anno devi ripartire per mettere una tacca in più. Comunque il livello a Lucerna era alto e sono soddisfatto per la finale disputata”. 

Verrà qualcuno in Corea per seguirti?
“Tutti i miei cari mi seguiranno da casa. E’ un viaggio troppo lungo, anche per noi che ci andiamo…”. 

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1 commento su “Ogni anno una tacca in più: Pietro Ruta”

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