Come il sole a mezzanotte: Matteo Castaldo

Matteo Castaldo: un concentrato sorriso

Un luogo di dialogo, un’opportunità per conoscere anche lati inediti dei nostri azzurri e delle nostre azzurre e non soltanto di loro… Queste le intenzioni dell’autore di CanottaggioMania nella notte del parto ed ora, grazie soprattutto alla disponibilità di chi giornalmente è impegnato in duri allenamenti per mettere in pratica la miglior difesa dei nostri colori ai prossimi Mondiali, cerchiamo di realizzare questo nostro obiettivo. Interviste? Preferiamo chiamarli Dialoghi: meno formali e più confidenziali, nello spirito che più ci è consono. Buone letture (CallaJack)

Quando l’altro compagno di muleta, Marchino Di Costanzo, era un bambinello di 10 anni, lui affrontava la prima, seria, competizione internazionale in due senza. Era l’agosto 2003, eravamo ad Atene. Il Mondiale Junior di Eolo:  con il suo soffio impertinente, con le conseguenti onde,  gli organizzatori accorciarono il percorso a mille metri. Il napoletano Matteo Castaldo non aveva ancora 18 anni e remava insieme al coetaneo stabiese Livio La Padula. Portarono a casa una medaglia cartonata, a soli 1”16 dalla bronzea Ungheria. Da peso leggero, nel 2004 a Poznan ed ancora come tesserato CN Stabia, festeggiò la medaglia d’argento nel quattro senza Under 23 con Cecchin, Goretti e Savriè. Saltiamo poi al 2007 quando, barca societaria del CC Napoli, con Stefano Correale balza ancora sul secondo gradino del podio dopo un grande Mondiale Under 23 nella specialità del due senza.

canottaggiomania_Castaldo_LucernaAnni e anni di ripetuto ed attento impegno, alla ricerca di un posto nella Nazionale A. Aspettative non corrisposte, delusioni che però, invece di abbatterlo, ne forgiano ulteriormente il carattere e lo spingono sempre a riprovarci grazie anche all’incondizionato sostegno della propria famiglia. Le stagioni passano, prima o poi Matteo deve prendere una decisione sul suo futuro. Continuare a rincorrere l’obiettivo oppure appendere i remi al chiodo ed entrare nel mondo del lavoro? Vince, in singolo, gli Assoluti di Milano 2012 con i colori del Savoia, un paio di settimane dopo aver riconquistato la maglia azzurra, in quattro senza, agli Europei di Varese. Passa un altro inverno, cambia la direzione tecnica. Dai quasi 22 anni di Strathclyde siamo arrivati ai quasi 28 di Lucerna. Sembrano tanti per un esordiente ai prossimi Mondiali Assoluti ma quando il sole esce a mezzanotte gli effetti possono esser soltanto piacevoli e vanno vissuti sino in fondo, sino alla fine.

canottaggiomania_Castaldo_FFOOMatte, spiegaci subito come e perché è nato questo due senza.
“Il due senza è nato dopo il Memorial d’Aloja. Fino al Memorial, se ben ricordi, remavo nel gruppo di coppia tra singolo e doppio con il Carda. Dopo la gara del sabato, quando arrivammo poco dietro Francesco e Romano,  ci misero in singolo per la gara di domenica. Presi una batteria tosta e, con il terzo tempo in assoluto, uscii dalla finale per colpa degli ultimi 100 metri. Sembra esagerato ma quella sconfitta mi brucia ancora da morire e, senza scherzare, credo sia stata una delle più grandi delusioni che abbia mai avuto nella mia lunga carriera”. 

E poi che successe?
“Già la domenica Andrea Coppola mi disse che potevo provare a passare nel suo gruppo con la punta e, visto che mi fido ciecamente di lui, non ho esitato minimamente… 
L’unico disponibile era Marco e così, ad una settimana dalla seconda Trio 2016, ci sono state le prime uscite. Sai bene che le barche vedi subito se vanno e la nostra ha dato subito dei buoni segnali”. 

Infatti, alla seconda Trio 2016, si sono visti tutti…
“Abbiamo vinto con largo margine sia venerdi che domenica. Inizialmente non avevamo ben capito il potenziale della barca. Anche dopo gli Europei di Siviglia facevamo cose buone, abbiamo fatto una serie di gare che ci hanno dato la possibilità di conoscerci meglio e di capire quanto ancora potevamo migliorare”. 

I Giochi del Mediterraneo vi avevano schiarito un po’ le idee?
“No, anche dopo la vittoria per pochi decimi sui serbi a Mersin, non eravamo certi del nostro valore. L’obbiettivo, in questi due mesi di barca assieme, è sempre e solo stato Lucerna”. 

Oh, finalmente. Entriamo nel tempio svizzero, per piacere…
“Dopo la batteria, abbiamo iniziato a comprendere il potenziale della barca. Ci siamo resi conto che potevamo giocarci al meglio le nostre carte in una eventuale finale anche perché  siamo scesi tutti e tre i giorni sotto i 6.30”.

Certo che quella vecchia volpe di Andrea Coppola riesce sempre a contarla giusta…
“Andrea è fondamentale. ha un occhio incredibile nel mettere a punto le barche e quando fa una previsione su come deve andare una gara non sbaglia mai. E’ un grande comunicatore! Ti ripeto, Marco, mi fido ciecamente di lui e del metodo di allenamento che stiamo adoperando”.

Provate qualcosa di particolare nel gareggiare nella specialità che fu, negli ultimi tre anni, di due grandi azzurri come Carboncini e Mornati?
“Non ci sentiamo minimamente gli eredi di Nicco e Carbo… Non abbiamo fatto neanche un decimo di quello che hanno fatto loro nella loro lunga carriera. Pensiamo solo a noi e cerchiamo di migliorare costantemente giorno dopo giorno perché sappiamo che, in fin dei conti, la strada è ancora molto lunga”.

Cosa ha Marco che tu non hai e cosa hai tu che lui non ha? In cosa, invece, siete simili?
“Una cosa è certa, sia io che Marco non siamo fisiologicamente forti. Siamo bravini in barca ma, principalmente, quando andiamo in gara… ‘pronti, VIA!’… si chiude la vena a tutti e due…. Ce ne freghiamo altamente dei nostri handicap fisiologici e questa, credo, sia una cosa fondamentale.Ti ripeto, prima di andare in gara, pensiamo sempre e solo a quanto allenamento abbiamo fatto. Questo ci dà una grande fiducia”.

canottaggiomania_Castaldo_ItalianiFammi tornare a Milano. Possiamo dire che le tue ambizioni azzurre sono rinate dopo la vittoria del titolo italiano in singolo oppure, nonostante le delusioni del recente passato, non hai mai smesso di crederci?
“È normale che Milano, per me, ha segnato una svolta. Nella mia carriera ho avuto un sacco di batoste, la maggior parte delle quali (sai bene a chi mi riferisco…) non sono mai state giustificate…. Il canottaggio ad alto livello, secondo la precedente gestione tecnica, non era articolo mio ed anche nella mia vecchia società, in seguito a questi fatti, come ben ricordi, mi hanno un po’ voltato le spalle”.

Le cose sono poi cambiate. 
“Per mia fortuna ho trovato Andrea, che, dal primo momento, mi ha detto che allenandomi bene qualcosa di buono lo avrei fatto. In fin dei conti, non posso dargli torto perché un anno fa non avrei mai immaginato di riuscire a fare tanto. La cosa che più mi piace di Andrea è che è una persona diretta. Non ti manda a dire nulla. Parla chiaro con tutti, soprattutto con me”

Che ti dice?
“Mi dice tutti i giorni che faccio schifo ma questo mi serve solo da sprone per fare sempre meglio…”. 

Papà è il tuo primo tifoso.
“Senza lui, non avrei avuto la possibilità di arrivare fin qui. E’ vero io sono stato testardo, ho avuto la forza per crederci sempre anche quando tutti mi hanno voltato le spalle, ma senza di lui non avrei potuto fare niente…Credimi: quando vado bene ad una gara sono più felice per lui che per me!”.

A Lucerna, per seguirti, anche nonno Carlo, storico personaggio del mondo della vela ed oggi presidente onorario della Federazione. Tradirà il suo primo amore per il canottaggio?
“Il nonno è un grande sportivo ed è normale che adesso sia presissimo nel seguirmi, ma la vela è stata tutta la sua vita e non credo che ci sia un altro sport che possa prendere il suo posto”.

Torniamo a Lucerna: questo risultato, in prospettiva Mondiale, come lo vedi?
“Lucerna è stata un po’ come vivere un sogno… E’ come Wimbledon per un tennista e prendere una medaglia li credo che sia una delle cose a cui ambiscono tutti i canottieri. Il Rotsee è leggenda! E per chi fa il nostro sport c’è qualcosa di spirituale che non può lasciare indifferenti. Il fatto che ci fosse la mia famiglia al completo è stata la ciliegina sulla torta. Per il mondiale c’è ancora molto da migliorare, soprattutto tecnicamente. Chung-Ju la vedo ancora lontana, per ora penso solo ad allenarmi ancora meglio se è possibile”. 

Hai conosciuto i marziani Murray e Bond?
Per quando riguarda Francia e Nuova Zelanda, sono due grandi equipaggi. I francesi non ancora al top, i neozelandesi sono fenomenali. Ho avuto il piacere di scambiare quattro  chiacchiere con Murray e, credimi, è un fenomeno. Fa morire dal ridere… Un anno fa li vedevo solo in tv, domenica ero al loro fianco sul podio a Lucerna…Mi risulta ancora difficile crederci…”. 

Bene, Matteo, avanti così. Ora l’allenamento chiama te ed il mare chiama me. Il primo dialogo va verso la conclusione. 
“Caro Marco, ho visto a Lucerna un grande gruppo. Soprattutto tra i tecnici, uno dei ricordi più belli è stato il casino e l’abbraccio tra tutti loro. Nessuno escluso, dopo l’ultima medaglia del doppio PL. Hai scritto bene nel tuo articolo su CanottaggioMania. Questa è una Squadra, con la S maiuscola”. 

Foto di Detlev Seyb, Mimmo Perna e Claudio Cecchin

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