Avanti su questa strada, ma per favore…

asnac
Il logo dell’Asnac

L’Asnac è una novità importante nel panorama canottaggio italiano. Un’Associazione nata per far fronte comune contro la logica degli interessi personali. L’atleta, nel canottaggio come nella pesca sportiva, è di base egoista. Non è necessariamente un male pensare a se stesso, ma può esser contropruducente se il miglior risultato (anche per se stessi) lo si può ottenere ragionando ed operando insieme. Un tentativo, a mia memoria, avvenne nel 2008 con la creazione dell’Associazione Vogatori. Anch’essa sotto elezioni, riunì molti canottieri via Skype condividendo idee e programmi senza poi purtroppo darvi seguito.

ll Presidente Davide Riccardi

Negli undici punti dell’articolo 2 dello Statuto dell’Asnac, ci sono finalità importanti. Al di là della, difficile, tutela degli interessi sportivi, morali ed economici, il punto C richiama l’attenzione al tema della salute ed integrità fisica. In quest’ambito è possibile percorrere molta strada rivolgendosi all’intera categoria degli Atleti. Come? Intanto esiste un bel gruppo su FB, e qui si può già fare informazione riportando notizie interessanti in tema, ad esempio, di AntiDoping ed Alimentazione. Poi esiste anche un sito internet dove, ovviamente in accordo con staff medico e tecnico, si possono pubblicare slides e documenti utili nei campi della prevenzione e, soprattutto, della conoscenza.  Nessuno deve sostituirsi agli esperti (medici, tecnici) ma l’amplificazione dei loro messaggi è molto importante. Il sostegno ai soci nel post-carriera rappresenta un’altra strada da battere.  Spesso e volentieri perdiamo le tracce di personaggi di grande valore quando magari, rivolgendosi all’Associazione, potrebbero trovare ancora posto, in altra veste, all’interno del mondo remiero. Oltre a questo, in sinergia con i Consiglieri Atleti della FIC, l’apertura di un vero e proprio “sportello” per ascoltare la voce degli Atleti.

Otto PL a Lake Karapiro

Conosco il presidente Davide Riccardi da tempo e di lui mi ha sempre impressionato la disponibilità ad affrontare ogni singola problematica con il sorriso sulle labbra. Impegnato da parecchi anni nel sociale, nonostante oggi abbia solo 27 anni, poliziotto laureato in Scienze Politiche e Sociali e specializzato in Relazioni Internazionali. La persona giusta al posto giusto.

“Il socio Asnac, atleta o sostenitore, può contare, inoltre, su una serie di convenzioni che spaziano dalla consulenza legale (diritto dello sport) alle agevolazioni economiche su materiale tecnico. Sono in corso, infine, alcune trattative con istituti previdenziali e di credito che potrebbero sostenere eventi e borse di studio per gli atleti. Il post-carriera è un argomento caro all’Asnac che si prefigge, nel lungo periodo, di sostenere l’atleta anche dopo aver “appeso il remo al chiodo”. Nell’intervista rilasciata alla collega e consigliera Asnac Lucilla Aglioti, Riccardi osserva che la Federazione di Giuseppe Abbagnale e molti dei suoi Consiglieri “si sono dimostrati collaborativi con la nascita e l’attività dell’Asnac“. Non ho dubbi nel credere che tale positiva ed auspicata collaborazione vada ben oltre la “ricompensa” per il compatto sostegno elettorale, senza il quale, conti alla mano, oggi ci troveremmo in una situazione federale diversa.

Mi spiace, però, leggere il pensiero relativo alla nascita dell’Asnac, ricollegata al seguente  motivo fisiologico. “Negli ultimi anni la categoria ha subito degli abusi inaccettabili da parte della Federazione”. Intanto, indipedentemente da questo, l’esigenza di un’Associazione per la categoria appariva ormai improcrastinabile ma, soprattutto, penso che la parola Abuso abbia un significato troppo forte per esser utilizzata nel contesto della nostra Federazione. Non dimentichiamoci che i dirigenti federali, di ieri, di oggi e sicuramente anche di domani, sono stati, sono e saranno sempre volontari. Giudicabili e criticabili, non è stato il medico a ordinar loro di candidarsi a una carica federale e quindi i loro errori vanno sottolineati affinché non ripetano, ma appassionati, pronti a sacrificarsi (hobby, famiglia, lavoro) per mettere le loro capacità al servizio dello sport del cuore. Gli errori dei dirigenti, soprattutto nelle scelte (sostanza) più che negli atteggiamenti (forma), possono compromettere la prestazione e l’obiettivo di un atleta, che però non dovrà mai considerarsi vittima di abusi all’interno di una Federazione la cui unica ricchezza è sempre stata la sola passione. In primis, dei dirigenti.

4 pensieri riguardo “Avanti su questa strada, ma per favore…”

  1. Ciao Marco
    prima ti indoro la pillola facendoti i doverosi (e non scontati) complimenti per la tua nuova avventura da blogger: sono convinto che il canottaggio italiano abbia bisogno della tua passione e competenza.

    Dopo la carota, eccomi col bastone: ti contesto, infatti, l’ultimo paragrafo. Per mia esperienza personale, la parola “abuso”, usata dal mio vecchio amico Davide non a sproposito, non ha avuto affatto un significato troppo forte nel nostro piccolo mondo. Anzi. In alcuni spiacevoli casi, alla parola “abuso” si sarebbe dovuto associare quella di “minaccia”, ma questa è un’altra storia.

    Concordo però con te su un punto: non sono stati i dirigenti federali volontari ad metterli in atto, bensì allenatori federali che, al contrario, stipendiati lo erano. Credo che Davide per “Federazione” intendesse questo. Poi, volendo, se si vuole proprio muovere una accusa ai dirigenti federali, si può imputare di avere scelto e supportato (troppo ad oltranza?) degli allenatori federali che hanno abusato del loro potere e attuato scelte non condivisibili dal punto di vista sportivo e umano. Ma anche questa è un’altra storia.

    La ricchezza della federazione è la passione, hai perfettamente ragione: bisogna coltivarla per farla continuare a bruciare. Non certo spegnere quella di giovani atleti per colpa di abusi e minacce.

    Fabrizio

  2. grazie Fabrizio per la carota e, soprattutto, per il bastone 🙂
    Ciò che ci divide è proprio il concetto di abuso. Per me ci sono gli errori, anche gravissimi. Quelli fatti dagli allenatori stipendiati che, naturalmente, si possono anche collegare ai dirigenti volontari che li hanno scelti. E il risultato finale, al netto, è la compromossione della prestazione dell’atleta. Spiacevole, davvero. Oltre però non vado. Vivrò sulle nuvole ma punto il dito solo sulla buonafede. Resto sempre dell’idea che nel canottaggio ogni nostro coach, ieri, oggi e ne sono sicuro anche domani, lavori per raggiungere il massimo risultato possibile senza guardare ad amicizie e antipatie. Con il suo approccio ed il suo carattere che per buono o cattivo che sia fa sempre parte della sfera del comportamento di un allenatore. Certo, un suo errore può esser ritenuto un torto per l’atleta, gli può anche rovinare la vita sportiva. Ma questo fa parte delle regole (non scritte) di questo gioco. Alla fine del percorso si tirano le somme, si giudica e una dirigenza decide di lasciare o… raddoppiare! E poi i buoni, quelli che sono stati ingiustamente considerati, prima o poi vengono fuori, ne sono sicuro

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